Il Battistero Cattolico (o degli Ortodossi) a Ravenna.
Gli storici dell’arte insegnano che al vertice del sublime si nasconde sempre un certo candore: ed effettivamente si articola così la icona del Battesimo di Gesù nel Battistero Cattolico.
Sublime è la teologia; candore sono le figure della composizione che ci vengono incontro ancora oggi senza incertezze: nel medaglione centrale, nella fascia degli apostoli e in quella della città celeste.
Gesù è appena risalito dalle acque del Giordano (immersione ed emersione sono immagini della sua discesa agli inferi e della Risurrezione), sopra di Lui il cielo è aperto perché la sua comunione col Padre apre le porte del cielo.
Dio, il Padre, proclama la missione del Figlio che consiste non in un programma di opere, ma – appunto – nel suo essere il Figlio prediletto.
Insieme con il Figlio incontriamo anche il Padre e lo Spirito Santo: si preannuncia in questo modo il mistero di Dio-Trinità, che verrà rivelato pienamente nel corso della vita terrena di Gesù.
Soltanto dopo la sua Risurrezione verranno comprese le parole con cui Gesù invia i suoi discepoli nel mondo “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Il battesimo che essi amministrano è l’ingresso nel Suo stesso battesimo.
Ancora oggi è questo il modo in cui si diventa cristiani.
Il battistero degli ortodossi costituisce un “unicum” nell’ambito dell’arte paleocristiana bizantina, dal momento che nessun altro edificio battesimale del mondo tardo antico ha conservato in modo così perfetto sia la struttura architettonica che la decorazione dell’interno, costituita da marmi, stucchi e mosaici.
Eccezionale è la decorazione musiva che rappresenta la più antica testimonianza a noi pervenuta di una scena di battesimo di Cristo eseguita a mosaico in un edificio monumentale.
L’influenza dell’arte ellenistico-romana è presente non solo nella fascia di mosaici con le finte architetture, che possono ricordare gli affreschi pompeiani, ma soprattutto nel corteo dei dodici Apostoli dove il vigore plastico della figura umana si unisce ad un potente realismo nella resa dei volti. I dodici
Apostoli sono di grandi proporzioni e nella loro posa monumentale ricordano la statuaria classica: il corpo appare modellato plasticamente mentre i volti sono ben caratterizzati nelle fisionomie così da essere annoverati tra i migliori esempi della ritrattistica romana.
Un secolo dopo, in San Vitale, un artista dalle qualità eccezionali, realizzerà i ritratti di Andrea, Pietro, Paolo e Matteo, inquadrandoli nei tondi più alti dell’arco trionfale della basilica.
Nell’arte indicibile di quei volti potrà ben dirsi compiuta la stagione pittorica del ritratto greco-romano.
Dal punto di vista compositivo la decorazione della cupola riecheggia una grande ruota raggiata ruotante attorno ad un nucleo centrale fisso, costituito dal medaglione.
Il movimento rotatorio, suggerito da vari elementi quali le candeliere floreali, il drappo che circonda il medaglione e l’alternanza dei colori bianco e oro delle vesti degli Apostoli, sembra perpetuarsi all’infinito con un moto che, secondo Dante (Paradiso, XIV,1) va “dal centro al cerchio” e “dal cerchio al
centro”, come l’eterna rotazione dei corpi celesti.