Si si, non ci sono proprio dubbi: l’Oasi di Boscoforte, a noi, piace proprio tanto.

Con quel “noi” mi riferisco a me e alle mie cinque amiche Sara, Chiara, Monica, Lia e Barbara.

Io e Lia l’amiamo perché ci rilassa, a Sara, Chiara e Monica piace perché rappresenta un ottimo scenario fotografico e Barbara l’adora per la presenza dei cavalli selvatici.

Insomma, abbiamo tutte un buon motivo per amare questo luogo incantevole.

L’idea di visitare l’Oasi di Boscoforte è nata da un sms di Chiara, paladina delle visite guidate in giro per la Romagna.

E così, qualche domenica fa, ci siamo recate al museo NatuRa di Sant’Alberto, appena fuori Ravenna, e , accompagnate da un’ottima guida, abbiamo effettuato un’escursione all’interno dell’Oasi insieme ad altre quattro persone che non conoscevamo.

Inutile dire quanto quest’Oasi sia un luogo fuori dal tempo, ricco di scenari mozzafiato e perfetto per qualsiasi fotografo amante dei tramonti in natura: 6 km di dune che si sviluppano dall’argine del fiume Reno fino a raggiungere le Valli di Comacchio.

Nell’Oasi di Boscoforte, acqua salata e acqua dolce convivono, e ciò fa sì che coesistano diversi habitat tipici degli ambienti lagunari a cui fa capo un’ampia varietà di avifauna (primi fra tutti, i fenicotteri).

Ora andiamo sui termini difficili, siccome so che vi piacciono tanto: questo luogo è zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, nonché SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciale) della Rete Natura 2000.

Ora, però, preferisco lasciare spazio alle immagini, anziché alle parole…

E’ il momento di deliziarvi con le fotografie scattate dalle mie due amiche Sara e Chiara, per le quali, ad essere sincera, anziché un contratto da impiegate in ufficio ne vedrei meglio uno in qualità di fotoreporter per il National Geographic (tutte le volte che lo dico, loro cominciano a ridere…mi sa che non l’abbiano mica capito che sono serissima).

Buona visione, amici lettori!

E come si dice in Romagna…

“L’è armast spulê” (“E’ rimasto spulato”) – si dice quando qualcuno è rimasto al verde, soprattutto a causa del gioco.

Anna Zattoni