Se sento dire un’altra volta la frase “a Ravenna non c’è niente”, lo giuro, faccio una strage. Ravenna è l’inferno dei pigri, fidatevi di una che si spaccia per antidiva da anni per assecondare i suoi bioritmi da fermacarte.

Anche quando piove, a Ravenna, ci sono un casino di cose da fare, davvero un casino, ve lo possono attestare in tanti: basta fare cento metri in via Mariani (insidioso luogo in cui si annidano enne uffici generatori di eventi in moltiplicazione algebrica, bar e negozietti in cui ci si ritrova in pausa pranzo, in quel Purgatorio di idee di chi non ha mai saputo dove finisce il lavoro e dove cominciano gli interessi) e in cinque minuti si rimediano almeno due inviti a eventi, che ti secca tantissimo perdere, quando sai già che non spoggetterai l’effetto narco della doccina serale.

Ma per fortuna poi piove, piove e tutto si diluisce: “è un disco d‘inchiostro e di cera la strada […] gli ombrelli sbocciano agli angoli e appesi voliamo noi” canta Vinicio Capossela… Così si passa attraverso lo specchio bigio che odora di ozono e si è in un’altra dimensione.

Se d’inverno ci sono la Rocca Brancaleone e il suo barettino in cui chiudersi con le amiche davanti a un tè, svaligiare la Feltrinelli o la Libreria Modernissima, che vende anche un sacco di fiabesche chincaglierie che possono necessitare ore di disamina, vedere un film alla multimediateca della Biblioteca Classense e sbirciare nei fondi antichi, la storica cioccolata in tazza con la panna solida del Bar Guidarello e, di sera, il Cinema Jolly, in cui par di stare dentro un autobus scalcagnato, ma con una programmazione davvero “eccezziunale”, quando arriva il caldo, il richiamo del mare epurato dalle folle più affezionate a racchettoni e abbronzatura, canta il suo richiamo come un’irresistibile sirena.

Le passeggiate sui moli deserti di Marina di Ravenna, a guardare le forme astratte dell’orizzonte, i colori delle ciabatte e dei parei nelle vetrine che diventano più vividi, in contrasto con il cielo rubato a un acquerello “atmosferico” del Settecento, le crêpes con la Nutella in centro, mentre si sbircia su cartelloni e locandine cosa si può fare di bello nei giorni a venire.

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Un piacere che abbiamo scoperto presto tra addicted della scrittura, è poi andare all’Hana Bi, attaccarsi generosamente alla wireless e scrivere su un tavolo di legno vista mare – e il mare, quando piove, è un sogno nostalgico che non ti aspetti -, con una birra che ci fa sentire tanto Hemingway 2.0, andare a sgranchirsi le gambe di quando in quando, calcando la sabbia fresca e indurita dall’acqua, con un soundcheck che incombe a suggerire di non distrarsi troppo per godersi quel che viene dopo. Nulla riconcilia meglio con la fretta del mondo, come quando fuori piove.

Linda Landi