L’attesa dell’anno Mille metteva paura a tutti: l’Apocalisse si avvertiva sempre più vicina, col suo corredo di profezie di sventura che avrebbero colpito persone, natura e città. E tuttavia la paura non riusciva a soffocare il respiro nuovo che stava attraversando l’Europa: verso l’unità dei popoli, la pace, la purezza dei costumi dentro le due potenze universali.
La Chiesa e l’Impero,Gregorio Magno (540-604) e Carlomagno (742-814), entrambi portatori di un messaggio che punta alla totalità dell’uomo: fuori dell’Impero non c’è civiltà; fuori della Chiesa non c’è salvezza.
E furono i tre Ottoni della dinastia sassone: nonno, padre e figlio, ad essere investiti della missione di allontanare l’Apocalisse, superando il disordine civile e la corruzione morale del feudalesimo e poi regolare il rapporto tra Impero e Chiesa. Soprattutto il giovanissimo Ottone III – radice vitale dell’Europa moderna – sarebbe venuto a proporsi come cerniera di due mondi, con tutto ciò che questo comportava di insicurezza, dubbio, ma anche di voglia di fare.
Celebre è rimasto l’annuncio di un’Europa risvegliata, che Rodolfo il Glabro aveva lanciato dal suo monastero di Cluny “Si era già all’anno terzo dopo il Mille quando nel mondo intero, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si ebbe un rinnovamento delle chiese basilicali.Ogni popolo della cristianità faceva a gara per averne una più bella.
Pareva che la terra stessa, come scrollandosi e liberandosi dalla vecchiaia,si rivestisse tutta di un candido mantello di chiese”.
Rodolfo registra in quell’anno l’ascesa al trono di Enrico ll, ma il suo cuore traboccava di emozione per l’opera compiuta dai predecessori di Enrico,i tre imperatori sassoni che egli aveva conosciuto di persona ed onorato nelle pagine delle sue cronache.
Forse Rodolfo,anima irrequieta e continuo girovago per il continente,si era fermato per qualche tempo a Ravenna divenuta, sotto la loro dinastia, capitale di fatto, accanto a Pavia capitale ufficiale e a Roma, capitale spirituale.
Ravenna, felice punto d’incontro tra Roma, l’Italia settentrionale e Costantinopoli grazie alla sua naturale posizione geografica, che facilitava le relazioni tra Oriente ed Occidente; ma soprattutto per il suo glorioso passato, che la rendeva degna come nessun altro luogo di rappresentare i programmi universalistici del regno ottoniano.
Gli imperatori Ottoni amarono Ravenna perché qui era già successo tutto: Ravenna era la città costruita sull’orizzonte, dove ogni sera qualcosa muore, ma all’alba del giorno dopo sapevano che tutto poteva riprendere vita. Ravenna, legata anche per questo filo a Roma, nel suo destino di città fatale: Roma in cui era nato il primo Impero; Roma,dove aveva preso sede la prima Chiesa dell’Occidente.
Nell’embrione di Europa che si stava formando in quel tempo, un pensiero politico era chiaro a tutti: per diventare imperatori bisognava passare da Roma e ottenere la benedizione del papa; ma, ahimé, papi ed imperatori parevano scomparsi dall’orizzonte.
Ravenna diventò così in breve tempo il punto-chiave di quel complesso e quanto mai delicato gioco di relazioni politiche e di potere tra Impero e Papato,tra Impero e Feudalità laica ed ecclesiastica e infine tra Impero d’Oriente e d’Occidente. E dentro quel gioco un ruolo particolarmente importante fu esercitato dagli Arcivescovi ravennati che si mostrarono,anche agli occhi dei contemporanei,di fatto eredi degli Esarchi bizantini. In tale clima di glorie rinnovate, mentre prosperavano i commerci intrapresi con l’Oriente e si diffondevano gli studi giuridici, senz’altro favoriti dalle frequenti dispute sorte tra Arcivescovi, Papi ed Imperatori, fiorisce rigogliosa la cultura religiosa, grazie anche alla presenza di numerosi monasteri ed abbazie.
Intorno all’anno Mille sono documentate quasi 200 chiese e 15 monasteri,sorti in città e nel territorio circostante e germoglia quella riforma religiosa che agita profondamente la vita ecclesiastica del medioevo di mezzo e i cui esponenti più importanti sono proprio i ravennati San Romualdo e San Pier Damiani.
Nell’anno 877 a Quierzy,in un famoso capitolare,i feudi erano stati riconosciuti come beni ereditari delle famiglie aristocratiche.
In tal modo l’imperatore veniva privato della sua principale fonte patrimoniale e, a cascata, definitivamente scardinato il sistema di governo carolingio.
Dieci anni dopo Quierzy, Carlo il Grosso aveva deposto la corona imperiale (887) portando con sé il principio d’autorità su cui, bene o male, si era retto sino ad allora il mondo cristiano. L’Impero si eclissava e per la Chiesa, in quello stesso anno,iniziava un calvario secolare.
L’età più aggrovigliata nella storia del papato durò circa cento anni,tra la fine del IX secolo (morte di papa Stefano V nel 891) e la fine del X secolo (elezione di Silvestro II nel 999). In essa si contano ben 28 papi e 3 antipapi, di scarsissimo peso storico, molti dei quali furono scomunicati o morirono di morte violenta. L’elezione del pontefice si ridusse ad una lotta tra le fazioni filo-imperiali da un lato e quelle “federaliste” dei nobili italiani.
Uno degli episodi più drammatici di questo periodo fu il famigerato processo al cadavere di papa Formoso (891-896) reo di aver scontentato le due fazioni contrapposte che a Roma aspiravano alla corona imperiale: i filo-imperiali di Berengario e i “localisti” di Guido da Spoleto.
Nel febbraio dell’897, dieci mesi dopo la morte per veleno di Formoso, papa Stefano VI (896-897), della fazione spoletina, ne fece dissotterrare la salma e imbastì contro di essa un processo farsa che si concluse con la mutilazione delle tre dita usate per benedire, la spogliazione dei paramenti e i resti umani gettati nel Tevere.
Tra il 904 ed il 964 si distinse l’azione della famiglia del senatore romano Teofilatto e soprattutto delle donne di quella famiglia: la moglie Teodora e le figlie Teodora II e Marozia.
Da quelle donne prende origine il periodo denominato “pornocrazia romana” (allo strapotere di Marozia viene fatta risalire la leggenda della “papessa Giovanna”, una donna travestita da uomo che sarebbe ascesa al seggio papale; salvo essere scoperta a causa di una gravidanza inopportuna).
Marozia (892-936),figlia di papa Sergio III (904-911) e di Teodora e poi giovanissima amante – assieme alla madre – di papa Giovanni X (914-928) già vescovo di Ravenna e “benefattore di Roma” come ebbe a definirlo Gregorovius,“Il cui destino fu immeritato e singolare al tempo stesso: all’inizio e alla fine del suo pontificato incontriamo due donne, madre e figlia. Teodora che gli diede la corona pontificia e Marozia, che gli tolse la corona e la vita”.
Marozia scomparve nell’anno della incoronazione a Treviri di Ottone I, imprigionata dal proprio figlio Alberico II – coetaneo, per ironia della sorte, del suo “alterego” Ottone I, nati entrambi nel 912 – che aveva preso il potere in Roma a seguito della “rivoluzione popolare” del 932.
Sulla scena del teatro europeo stava facendo il proprio ingresso, con passo sicuro, Ottone Primo, il Grande.

Ottone I il Grande (912-973)
Negli ultimi anni del nono secolo gli Ungari erano dilagati dalla steppa verso il centro-Europa. In Germania, scomparso Enrico, il primo della Casa di Sassonia a giungere al trono, nell’anno 936 ad Aquisgrana viene incoronato re suo figlio Ottone.
Prendendo posto sul trono di Carlomagno,egli compie un gesto chiaro di continuità con la tradizione carolingia. Nel 951 scende a Pavia e si autoproclama re d’Italia; nell’agosto del 955 sconfigge definitivamente gli Ungari e viene acclamato sul campo “Padre della patria e Imperatore”.
Suggestionato da tale fama,papa Giovanni XII invita Ottone a scendere in Italia e in cambio gli promette la corona imperiale: il 2 febbraio 962 è incoronato imperatore. Passano pochi mesi e il patto tra Ottone e Giovanni si infrange con gran rumore: il papa aveva giurato fedeltà all’imperatore, ma essendo il papa troppo giovane – aveva appena diciotto anni – e poco più che un fantoccio in mano alla nobiltà romana, dimentica le promesse e cerca nuove alleanze in patria. Ottone proclama allora il famoso diktat, secondo cui ogni papa designato, per essere eletto formalmente,
dovrà ottenere il preventivo gradimento dell’imperatore. Non contento di ciò compie un gesto che si rivelerà fatale: nel 963 scende in Italia e convoca a Roma un concilio dove al papa viene mossa l’accusa infamante del tradimento: Giovanni viene condannato, deposto ed esiliato e a quanti chiedevano clemenza per lui, Ottone risponde ironicamente “Il papa è ancora un ragazzo e si modererà solo con l’esempio di uomini nobili”.
È Ravenna, tuttavia, con la sua grande tradizione, ad attirare le preferenze di Ottone ed è a Classe che egli alloggia in una apposita ala del monastero benedettino di San Severo, opportunamente ristrutturata (1). La scelta di Ravenna,“l’angolo più bizantino d’Italia”, rappresenta anche il modo per affermarsi agli occhi di Costantinopoli:
impero che arroga a sé il diritto alla eredità dell’impero romano e che guarda con sospetto il nuovo progetto imperiale dell’Occidente.
Ed è all’interno di questo disegno che si pone la questione matrimoniale disuo figlio Ottone ll, con una principessa bizantina.
A Ravenna Ottone indice un concilio di vescovi inaugurato nella primavera del 967 dal nuovo papa, che lo elogia con l’espressione “Terzo dopo Costantino”, ponendo ovviamente Carlomagno come secondo. Quel concilio si concluderà nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo nell’autunno del 968: tra le deliberazioni adottate, merita ricordare la creazione dell’arcivescovado di Magdeburgo con a capo Adalberto, che riceve il titolo di Primate di Germania e l’incarico di diffondere il Cristianesimo nelle terre del Nord, oltre l’Elba, controllate dagli Slavi ed evangelizzare la Polonia a seguito del battesimo del principe Mieszko, ricevuto nel 966.
Vale senz’altro ricordare che, a partire da Ottone I,si assiste in Europa (dalla Catalogna alla Borgogna, alla Normandia, ai territori dell’alto Reno e alla Lombardia nel cui ambito gravita sostanzialmente Ravenna) ad una nuova fioritura culturale, favorita dalle figure femminili che affiancano gli imperatori sassoni e, prima fra tutte, la stupefacente Rosvita, suora e voce straordinaria nella letteratura alto medievale del X secolo.
Ravenna si rinnova ancora una volta in campo artistico, aggiornandosi alle nuove tendenze culturali dell’Italia settentrionale e dell’Europa occidentale, in un clima di relazioni per la prima volta mitteleuropee, senza rinnegare tuttavia il proprio passato.
Si sviluppa così, intorno all’anno Mille, un’arte nuova che, non esistendo una forma specifica di ”Arte Ottoniana”, verrà chiamata semplicemente pre-romanica: dalle forme moderate,rispettose delle tradizioni, inserite nel più antico contesto urbano ed architettonico, con cui cerca una armoniosa convivenza.
A Ravenna la nuova arte ottoniana si sviluppa nell’ambito di un più vasto programma artistico e nelle sue eterogenee espressioni; dall’edilizia religiosa e civile della città, nel fenomeno delle pievi del territorio circostante, nella decorazione musiva e ad affresco ed infine della decorazione scultorea, poverissima di reperti e tuttavia già essi testimoni di un orientamento naturalistico tipico del plasticismo dell’arte romanica (2).

Ottone II il Triste (955-983)
Teofano, la principessa alla corte degli Ottoni Personaggio forse il più triste dei tre;di lui possediamo soltanto alcune annotazioni fisiche e psicologiche lasciateci da Gerberto di Aurillac,suo coetaneo.
Suo padre era eccezionalmente grande e forte e portava – quasi sconosciuta all’epoca – una barba lunga fino al petto che ne aumentava l’imponenza. Praticava tutte le attività che si svolgevano all’aria aperta,dalla caccia alle cavalcate guerresche.
Il giovane Ottone non glisomigliava di certo:piccolo,già grassoccio e quasi panciuto, fuggiva l’esercizio fisico. Ragazzo sensibile e chiuso, timido e poco sicuro di sé, fu presto lacerato tra il fascino indiscutibile della giovane sposa Teofano e l’influenza della madre, l’imperatrice Adelaide.
Teofano, bella quanto brillante, portava con sé il prestigio di Bisanzio e una cultura superiore a quella di tutti i letterati del regno sassone. Adelaide, figlia del re di Borgogna era vissuta nel nord dell’Italia fino alla precoce vedovanza e per tale condizione lei stessa era caduta in mano agli ambiziosi vassalli e resa prigioniera. Liberata da Ottone e poi sposata a lui, fu donna devotissima ed intelligente,ma indurita nella persona fin quasi alla insensibilità esasperata agli impulsi sentimentali.
Due furono gli episodi centrali dell’esperienza del giovane Ottone: il matrimonio da leggenda celebrato nel 972 a Roma con Teofano, nipote dell’imperatore Giovanni Zimisce e la disgraziata spedizione militare nel Sud dell’Italia contro arabi e nobili italiani loro alleati.
Quanto al matrimonio, esso va considerato il raggiungimento degli obiettivi politici di suo padre: il giovane imperatore veniva ufficialmente riconosciuto come tale, pari al “basileus” di Oriente, pur rinunciando a reclamare anche Puglia e Calabria e accontentandosi di altre terre italiane portate in dote dalla principessa.
Nell’anno 980 nasceva il futuro Ottone III e l’imperatore organizzò a Ravenna, sempre nel monastero di San Severo, una solenne cerimonia di riconciliazione tra la propria moglie e la madre Adelaide. Durante le festività del Natale trascorso dalla famiglia in armonia a Ravenna venne progettata la spedizione che gli sarebbe risultata fatale.
Il giudizio politico su Ottone II può essere espresso in modo lapidario: continuò la politica di suo padre cercando di estendere il dominio imperiale nel Sud dell’Italia, rendendo effettivi i possedimenti portati in dote dalla moglie e combattere contro il perenne nemico arabo.

Teofano, la principessa alla corte degli Ottoni
Uno speciale omaggio andrà dedicato a Teofano, sposa bizantina di Ottone ll, per sette anni imperatrice del Sacro Romano Impero,dopo la morte di lui nel 983. Divenuta uno dei sovrani più influenti d’Europa, Teofano rafforzò il potere imperiale in Lorena ed in Italia; condusse campagne militari contro gli Slavi, pacificando Boemi e Polacchi. Risiedette più volte a Ravenna avviando dalla nostra città trattative di matrimonio per il piccolo
Ottone lll.
Emise diversi documenti ufficiali creando un precedente giuridico-politico quando, il primo aprile del 990 si firmò al maschile come “imperatore”: Theophanus Gratia Divina Imperator Augustus.
Teofano fu sempre odiata dagli uomini del suo tempo: la calunniarono per la sua vita privata; la biasimarono per il suo attaccamento ai compatrioti; la rimproverarono per l’influenza disastrosa che esercitò sul marito; ma in lei videro soprattutto la grande corruttrice delle virtù germaniche.
Il pessimo ricordo lasciato è la dimostrazione dell’antipatia profonda che l’Occidente del X secolo provava per quell’Oriente elegante e raffinato che gli si rivelava.
I latini non amarono mai quei greci troppo duttili ed ingegnosi, troppo sottili dei quali riconoscevano e nel contempo temevano la superiorità. L’imperatrice Teofano fu la prima a farne esperienza e quando poi le Crociate ne moltiplicarono i contatti, il malanimo tra greci e latini non fece che aumentare. Non arrivarono mai a comprendersi del tutto e ancor meno a sopportarsi amichevolmente. Strano destino quello di Bisanzio, a cui la civiltà è debitrice di progressi rilevanti: non trovare altro che sfiducia e ingratitudine presso coloro che aveva servito più vantaggiosamente.

Ottone III meraviglia del mondo (980-1002)
Appena morto all’età di ventidue anni, in tutta Europa girò il suo appellativo:“MirabiliaMundi”. Forse per il suo sogno,la vita breve e avventurosa,o per quel che di spettacoloso che egli amava negli abiti e nei suoi palazzi, la cultura e le sue esaltazioni mistiche.Certo è che ancora oggi Ottone III si pone come ciò che di vivo e di eroico ha illuminato la storia della fondazione dell’Europa.
Aveva tre anni quando gli morì il padre e venne incoronato ad Aquisgrana con l’aiuto dei grandi ecclesiastici del regno.Tre donne e due baroni vegliarono sulle sue fortune ed egli crebbe tra gli eserciti,lo studio delle lingue e la preghiera.A quindici anni nel 995 esce di tutela e il papa, come sempre assediato a palazzo dalla nobiltà romana,
lo invoca quale salvatore e gli offre la corona imperiale. Questa volta però Ottone compie un atto sconcertante: egli scende a Ravenna ed essendo scomparso nel frattempo papa Giovanni XV, eleva direttamente al soglio pontificio suo cugino, Bruno di Carinzia, che prenderà il nome di Gregorio V. Con quel gesto Ottone strappa il papato di mano al clero e alle casate romane;stabilisce una nuova solidarietà tra Regno e Sacerdozio; pone sé stesso quale esempio di scienza e di vita incorrotta di fronte alla ambizione dei pontefici.
Nel 996 riceve la corona imperiale dalle mani di Gregorio e per l’occasione indossa un meraviglioso mantello azzurro, intessuto di ricami con scene della Apocalisse.
Conosce e si lega per sempre a due grandi figure del tempo: Adalberto di Praga, anima inquieta e modello del fermento che lievita nelle terre d’Oriente europeo e Gerberto di Aurillac, l’uomo più colto del decimo secolo.
Due anni dopo ritornò a Roma per liberare ancora una volta il papa dall’assedio dei nobili e la sua sentenza fu implacabile:il conte Giovanni Crescenzio venne decollato e appeso per i piedi a Castel Sant’Angelo; l’antipapa Giovanni Filagato mozzato di lingua, orecchi e naso, accecato e le mani spezzate, gettato a languire in una cella.
Ottone III sceglie definitivamente Roma quale sede imperiale ed erige un nuovo palazzo sull’Aventino affermando, al fianco del papa e contro Bisanzio, la rinascita dell’impero romano.
Sono questi gesti simbolici che imprimono al destino di Ottone una velocità quasi spasmodica: Gerberto viene nominato vescovo di Ravenna e subito dopo, morto Gregorio, nuovo papa col nome di Silvestro ll. I principati del centro-Italia e del Mezzogiorno vengono sottomessi all’impero. Ma al disopra dei singoli atti, l’anno 1000 offre lo spettacolo unico di un imperatore e di un papa padroni incontrastati di Roma,solidali negli interessi, congiuntisotto la preminenza imperiale, che deliberano del Regno e del Sacerdozio.Ottone ridisegna la mappa dell’Europa con la creazione di nuovi regni cristiani lungo la cerniera orientale, Silvestro vieta l’alienazione dei beni ecclesiastici, frenando in tal modo il malcostume del clero.
Dopo il Natale trascorso a Ravenna,nel febbraio è in Polonia,a piedi nudi pellegrino sulla tomba di Adalberto; a maggio è ad Aquisgrana e qui compie un gesto non si sa se di genio o di follia: scoperchia la tomba di Carlomagno e ne trafuga mantello e croce pettorale che indosserà fino alla morte.
Nel 1001 papa ed imperatore,assediati a Roma,fuggono a Ravenna e la curia romana si trasferisce a Sant’Apollinare in Classe. Qui Ottone e Silvestro indicono un concilio ecumenico cui interverranno vescovi da tutta Europa e dalle nuove chiese dell’Est, l’abate di Cluny, Sant’Odilone e anche il ravennate Romualdo,eremita a pochi chilometri
da Ravenna, che diventerà l’ultimo confessore e consigliere dell’imperatore.
Ottone si fa allora discepolo di Romualdo,promette di farsi monaco ma prima vuole riconquistare Roma e ha bisogno di soldati. Avvia trattative col doge di Venezia Pietro Orseolo e invia messaggeri a Costantinopoli con la richiesta ufficiale di matrimonio per la principessa Zoe,figlia di Costantino VIII.Durante l’estate si sposta febbrilmente
tra Classe e le valli di Comacchio per chiedere consiglio a Romualdo.
Ricevuti i rinforzi,nel gennaio del 1002 Ottone parte da Ravenna alla volta di Roma, ma la vita lo abbandona lungo la strada il 24 gennaio.
I suoi soldati lo rivestirono del mantello di porpora e fissarono il cadavere al cavallo e con l’imperatore morto, ma vivo in apparenza, si fecero strada fino in Germania e il 5 aprile Ottone venne sepolto ad Aquisgrana accanto a Carlomagno.

NOTE

(1) Non resta purtroppo più alcuna traccia o indizio archeologico del palazzo fatto costruire dagli Imperatori di Sassonia in occasione dei loro frequenti viaggi a Ravenna,in sostituzione dell’antico palatium teodoriciano devastato e spogliato da Carlo Magno a partire dal 774. Di tale edificio, fatto innalzare non solo per fini logistici ed amministrativi, ma anche politici, non si conosce neppure l’esatta ubicazione, anche se dalla lettura delle fonti storiche, non sempre ugualmente interpretate, si possono trarre interessanti indicazioni.
Se da un documento del 971 si evince per la prima volta che l’imperatore Ottone l risiedeva in un palazzo imperiale
posto non lontano dalle mura della città,vicino ad un fiume che scorreva nei pressi del “Muronovo”; da documenti
successivi si può inoltre dedurre che esso fosse ubicato fuori porta San Lorenzo, vicino alla chiesa di San Paolo e più
precisamente nel sobborgo di Cesarea in cui si innalzava anche l’antica basilica di San Lorenzo, di fondazione
onoriana. Sembra potersi inoltre ipotizzare che tale palazzo sostituì una residenza provvisoria degli imperatori posta nei pressi del monastero di San Severo in Classe, ricordata in un precedente documento del 967. Il palazzo ottoniano
dovette purtroppo già essere distrutto nel 1229, come si deduce da un atto privato.(Clementina Rizzardi)

(2) A Ravenna, in quel periodo che convenzionalmente viene definito “romanico” si sviluppa uno stile che si presenta in modo del tutto particolare. L’analisi delle principali espressioni artistiche evidenzia una situazione indubbiamente differenziata da quella delle altre aree circostanti e in cui sembrano potersi cogliere due orientamenti principali. Da un lato, per quanto riguarda l’architettura, si assiste, soprattutto a partire dall’età ottoniana, ad un rinnovamento che,pur attuandosi nella tradizione, esprime la consapevolezza di nuovi valori e porta la città ad allinearsi, mediante aggiunta di cripte e campanili agli edifici già esistenti, all’Europa occidentale ed all’area lombarda in particolare, con una misura ed una moderazione che può rilevarsi in definitiva anche nell’architettura
plebana del territorio circostante, indubbiamente più libera di esprimersi di quella cittadina, ma da essa fortemente condizionata. Un ulteriore adeguamento alle concezioni ideologiche ed architettoniche occidentali dovette poi manifestarsi con l’innalzamento di torri gentilizie e palazzi, ora purtroppo quasi completamente scomparsi. Anche per quanto concerne la decorazione scultorea più tarda, la città sembra gravitare verso l’area padana. D’altra parte in campo decorativo Ravenna, in coerenza con il suo passato, sembra sentire maggiormente il fascino dell’area artistica veneziana, sia per quanto riguarda il mosaico,recuperato dopo alcuni secoli di abbandono, che per la maggior
parte delle sculture, divenendo ora Venezia il nuovo punto di propulsione della civiltà e dell’arte bizantina e di mediazione con quella occidentale. E poiché nell’ambito di uno stesso orientamento romanico sono state localizzate aree differenziate, fra cui si è individuata una scuola Lombarda, strettamente collegata con le regioni europee centrali e più recentemente una scuola Padana staccata da essa per particolari principi ideologici, riterrei opportuno considerare anche una scuola Ravennate, ricca di riferimenti eterogenei che trovano tuttavia nel peculiare substrato culturale ed artistico di Ravenna, una loro unità.

Gianni Morelli