“Una delle fonti che descrivono la pavimentazione di San Vitale prima del rifacimento cinquecentesco è la nota lasciata da Antonio da Sangallo il Giovane in un disegno che raffigura la pianta della chiesa: “lo pavimento è di musaicho di pietre, uccelli, fogliami, animali”. Per molto tempo,di quei mosaici,si perse la memoria e furono dati per perduti.Oggi,sette frammenti di quel pavimento sono stati ritrovati.Si tratta di un insieme di frammenti,per lo più malamente ricomposti, inseriti entro casseri e tutt’ora collocati nel matroneo di San Vitale. Il più sorprendente mostra la scena di lotta tra un leone e un cervo ed è formato da tessere molto irregolari,specie nelle parti di figura,dove abbonda il materiale di recupero costituito da pietre pregiate e paste vitree.La composizione è ambiziosa. Colpiscono in particolare il taglio di tre quarti dato alla testa del leone e la ricchezza cromatica: il rosso del porfido; il blu dei lapislazzuli; i verdi cupi del serpentino di Grecia che si alternano a quelli smeraldini e ai turchesi;la macchia giallo-verde del muso del leone.
Gli altri frammenti mostrano porzioni di cornici e di animali; nel maggiore, un quadrupede con un corno spiraliforme, il muso di una gazzella e una fascia decorativa con una teoria di uccelli. Qui predominano il bianco e i rosati degli inserti in cotto, a eccezione della cornice, ravvivata da una policromia molto simile a quella del frammento precedente. (…) Lo stile, la tecnica, la scelta dei soggetti, inseriscono questi frammenti nel copioso catalogo delle pavimentazioni musive della metà del XII secolo,particolarmente ricco proprio nell’area padana e in tutta l’Italia settentrionale.
(…)
Per la storia di Ravenna,i frammenti di San Vitale forniscono dati preziosisuglisviluppi,ancora poco noti, della metà del dodicesimo secolo. Occorre guardare ad alcuni frammenti conservati in San Giovanni Evangelista, in particolare quelli con i lavori dei Mesi,testimoni di una produzione di alta qualità destinata a modificarsi sensibilmente all’inizio del XIII secolo con l’affermarsi di nuove semplificazioni grafiche”.

Patrizia Angiolini Martinelli