L’eredità ellenistica e il volto di Gesù

È un fatto che dall’incontro con l’ellenismo tendono a diffondersi due immagini di Cristo completamente diverse, che coesistono nella mente dei primi cristiani e che ovviamente si sviluppano in un contesto di serrate discussioni teologiche.
Se nelle allusive immagini di Cristo dei primi tre secoli si ricade sempre nel modulo del ragazzo sbarbato, esemplato sulla immagine pagana di Apollo, adesso la tipologia di Gesù muta radicalmente e mostra un uomo con i capelli lunghi e la barba folta.
Piergiuseppe Bernardi ipotizza che l’origine letteraria di questo “ritratto” (che fa la sua prima comparsa nel Vangelo Purpureo di Rossano, miniato con buona probabilità ad Antiochia, deposito incrollabile di ebraismo e cristianesimo ellenistico) possa essere ricercata in un testo apocrifo, attribuito ad un funzionario romano della Giudea, contemporaneo di Gesù:
“È un uomo dalla statura alta, ben proporzionata, dallo sguardo improntato a severità.
I suoi capelli hanno il colore delle noci di Sorrento molto mature e discendono dritti quasi fino alle orecchie, dalle orecchie in poi sono increspati e a ricci alquanto più chiari e lucenti, ondeggianti sulle spalle.La sua fronte è liscia e serenissima, il suo viso non ha né rughe né macchie ed è abbellito da un rossore. Il naso e la bocca sono perfettamente regolari. Ha barba abbondante, dello stesso colore dei capelli: non è lunga e sul mento è biforcuta. Il suo aspetto è semplice e maturo. I suoi occhi sono azzurri, vivaci e brillanti”.