Il 14 ottobre scorso sono arrivati a Roma, salutati dal Pontefice nell’Udienza generale ed accolti in Campidoglio, i pellegrini partiti da Trondheim (Norvegia) il 22 aprile scorso, protagonisti del “Pilgrims crossing borders 2015”.
In sei mesi circa 400 persone si sono alternate portando un bastone che aveva inciso i simboli delle religioni giudaica, musulmana e cristiana; per oltre 3000 chilometri hanno camminato attraverso l’Europa, percorrendo antiche vie di pellegrinaggio, provenienti dalla Norvegia, Danimarca, Germania, Italia, ma anche da Australia e Canada; alcuni hanno camminato per un solo giorno, altri per lunghi tratti, anche per più di due mesi.

Dal 19 al 21 settembre sono stati ospiti della nostra città, dalla quale passava la “Via Romea di Stade”, descritta da un monaco tedesco nel 1246. Qui sono stati accompagnati da alcuni soci della Sezione Cai (Club Alpino Italiano) e da Andrea Casadio della fondazione “Ravenna capitale” lungo l’argine del fiume Reno, attraverso la pineta di S.Vitale e alla scoperta delle nostre chiese. In città sono stati accolti dall’Assessore Guido Guerrieri e dalla Direttrice della Biblioteca Classense Claudia Giuliani.

A Orvieto il gruppo è stato raggiunto da Elisabetta Badrati del CAI Ravenna e da Andrea Casadio. Poi L’arrivo a Roma, seguendo l’antico percorso della Via romea germanica fino a Montefiascone, poi quello della Via francigena.

Un cammino avvincente, con continui saliscendi, mai particolarmente impegnativo, nel cuore dell’Italia . Lunghi tratti calpestando il basolato della Via Cassia romana, sentieri e stradelli fra prati, grandi querce, ulivi, noccioli, boschi di castagni, ruderi antichi e borghi che, raggiunti a piedi, acquistano un fascino maggiore.

Da Monte Mario per prati e boschetti, senza quasi avvertire il traffico della capitale, la grande emozione di scorgere dall’alto la cupola di San Pietro.
E’ stato un cammino alle radici della nostra cultura e della nostra storia, ravvivato dal confronto con la cultura e la sensibilità di persone di altri paesi.
Le vie dei pellegrini si sviluppano lungo “le arterie della nostra civiltà, la fucina da cui ha avuto origine l’Europa e non hanno confini”. I partecipanti di diversi paesi e religioni hanno camminato insieme, costruito amicizie e superato confini letteralmente e metaforicamente”. “Essere un pellegrino significa divenire uno straniero per raggiungere conoscenza e comprensione”.

In questo senso al giorno d’oggi, quando ormai si sono affievolite le motivazioni religiose, acquista valore un pellegrinaggio attraverso un continente su antiche strade dove i pellegrini hanno camminato per secoli prima di noi.
Oggi molti lo fanno, comunque è stimolante mettersi in cammino sulle antiche vie, in compagnia, ma anche da soli, come già hanno fatto alcuni ravennati. Sarà un viaggio “esteriore” ed “interiore”, che offrirà conoscenza, silenzio, spiritualità: comunque un’occasione di crescita individuale.

Andrea Casadio