L’eccezionale importanza dei monumenti ravennati del V e del VI fa sì che tutta l’attenzione si concentri su di loro. L’immagine diffusa di Ravenna non conosce altro, ignora la Ravenna augustea, che pure conta alcune testimonianze di grande interesse custodite in museo, ignora la Ravenna veneziana del Rinascimento e soprattutto non conosce il sostanziale e diffuso rinnovamento occorso nell’età dell’Illuminismo, allorché la trasformazione della città coincise con il teatro delle grandi opere di bonifica, lo scavo dei canali, l’unificazione dei fiumi. In quell’epoca, soprattutto grazie all’architetto Camillo Morigia (1743 -1795), figura di spicco nell’architettura europea, Ravenna assunse la fisionomia di una città “moderna”, anche se talvolta col sacrificio di monumenti importanti. La tomba di Dante, elegante come un tempietto d’una villa inglese, riassume una lunga storia, dall’epigrafe trecentesca alla nuova tomba di Pietro Lombardo, infine la nuova raccolta costruzione settecentesca. La segnaletica realizzata dallo studio di Paolo Bolzani e collaboratori, con rilievi eleganti, quasi neoclassici, restituisce i capisaldi di un tessuto urbano che rischia altrimenti di restare senza punti di riferimento, privo di storia e quindi di collegamenti col presente.

Carlo Bertelli (Presentazione)