Il Museo Arcivescovile di Ravenna si configura come importante realtà culturale internazionale. La sua origine è indissolubilmente legata alle vicende dell’antica Basilica Ursiana che negli anni ’30 del XVIII secolo, veniva “rinnovata”. Nel 1734 la Mensa Arcivescovile, sotto l’episcopato di Maffeo Nicola Farsetti (1727-1741), promosse ingenti lavori di ristrutturazione che cambiarono definitivamente il volto della Cattedrale ravennate: in quell’occasione furono rinvenuti numerosi materiali antichi, per la maggior parte iscrizioni, che, capovolte, componevano il pavimento della Basilica, manufatti che l’arcivescovo volle raccogliere in un Museo «a pubblico benefizio».

Dal XVIII° secolo ad oggi, il Museo è si è ampliato sia negli spazi espositivi sia nell’offerta delle collezioni che presentano numerosi ed interessanti campi di interesse: nato come lapidario – ancor oggi predomina, in termini di quantità, il materiale epigrafico – ha accolto, nel tempo, arredi liturgici (tra questi la Cattedra d’Avorio di Massimiano che è monumento unico e straordinario), una piccola pinacoteca e alcuni mosaici medievali. Al suo interno, inoltre, a ricordare come il Museo abbia trovato accoglienza all’interno dell’Episcopio ravennate, è la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea ascrivibile alla committenza dell’arcivescovo Pietro II (494-519).

Se vari e interessanti percorsi possono appassionare il visitatore che entra in un affascinante viaggio lungo i secoli della storia cristiana, uno in particolare – forse più inedito – si desidera proporre all’attenzione del lettore per accompagnarlo alla scoperta della figura di Sant’Apollinare (II secolo), primo vescovo della chiesa ravennate.

Al secondo piano del Museo, nella cosiddetta Sala delle croci d’argento, ammiriamo la croce processionale di maestro Andrea, splendido esempio di arte orafa del XIV secolo. Le immagini si articolano su due lati presentando da una parte il Crocifisso, dall’altra Sant’Apollinare (IMMAGINE UNO). Sulla fronte, in alto, è la figura del Cristo benedicente, in mano il codice del Vangelo, mentre alle estremità della croce, secondo una consueta iconografia, sono l’Addolorata e San Giovanni evangelista; nella parte inferiore è Maria Maddalena. Altrettanto interessante è il retro della croce, dove le immagini simboliche dei quattro evangelisti fanno da cornice alla figura del protovescovo. L’immagine di Apollinare, qui unita al mistero della croce, richiama l’iconografia del Santo presente nel catino absidale della Basilica di Sant’Apollinare in Classe, dove il protovescovo, rappresentato in abiti liturgici e nella posa dell’orante, è associato, nella celebrazione del culto eucaristico, al mistero glorioso della passione, morte e resurrezione del Signore Gesù.

Nella Sala medioevale con abiti e argenti è custodita una sfarzosa pianeta rossa donata all’arcivescovo Vincenzo Moretti (1871-1879) a ricordo del XVIII° centenario del martirio di Sant’Apollinare, celebrato con solennità nel 1874 (IMMAGINE DUE). Il dono fu offerto dal Parroco del Duomo di Ravenna, il Canonico Gioacchino Bezzi. La pianeta rossa, il colore riservato ai martiri, è riccamente decorata con ricami dorati: al centro di essa, è l’immagine del protovescovo, iconografia ispirata al mosaico absidale di Classe nel quale egli è raffigurato orante con le braccia alzate e le mani rivolte al cielo, con il pallio e con l’abito adornato di numerose api d’oro.

Nella Sala della Pinacoteca si trova una pala d’altare, opera di Baldassarre Carrari (Forlì, attivo dal 1489 al 1516), raffigurante una sacra conversazione: al centro della tavola è la Vergine in trono tra i Santi Matteo e Caterina, Apollinare e Barbara (IMMAGINE TRE). Il Santo veste un sontuoso piviale, chiuso da una fibbia gemmata, sul quale è raffigurato il volto di San Pietro, a indicare la missione petrina del protovescovo ravennate. Sul capo porta una preziosa mitria gemmata e ricamata, nella sinistra stringe il pastorale, mentre nella destra regge un codice aperto; le mani sono coperte da chiroteche e impreziosite da anelli.

Nello stesso ambiente ammiriamo una piccola tela di Felice Giani (1758-1823), uno dei massimi esponenti del neoclassicismo: essa racconta come avvenne la scelta di Pietro Crisologo, diacono della chiesa di Imola, per la cattedra episcopale ravennate (IMMAGINE QUATTRO). Il Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis, documento importantissimo del IX secolo, composto dal sacerdote Andrea Agnello – testo che raccoglie le gesta dei vescovi di Ravenna – nella Vita dedicata al Crisologo racconta di come il Pontefice Sisto III, in sogno, vide San Pietro e Sant’Apollinare i quali gli indicarono di eleggere il diacono imolese Pietro Crisologo: «Durante la notte al santo Sisto, vescovo di Roma, apparve in visione il beato apostolo Pietro, clavigero di Cristo, insieme col suo discepolo Apollinare e in mezzo a loro stava il beato Pietro Crisologo; avvicinandosi un poco il beato apostolo Pietro disse al santo papa Sisto: “Osserva l’uomo che sta in mezzo a noi e che noi abbiamo eletto: consacra questo e non un altro”. Perciò il papa, destatosi, subito di buon mattino ordinò che fosse introdotta tutta la gente con l’uomo che doveva essere consacrato» (traduzione a cura di M. Pierpaoli). Sisto III è raffigurato seduto sulla cattedra episcopale dove ha la visione di Pietro che gli compare tra le nubi e gli indica il giovane inginocchiato ai suoi piedi mentre Sant’Apollinare posa la mano destra sulla spalla del Crisologo.

Un ultimo interessante riferimento alla figura di Apollinare, seppur indiretto, consiste in un piccolo frammento di mosaico raffigurante un servo del Santo, colto nell’attimo in cui sigilla la tomba del protovescovo (IMMAGINE CINQUE). Esso, insieme ad altri cinque frammenti di mosaici, faceva parte del ricco ciclo iconografico che dagli inizi del XII° secolo, sino alla prima metà del XVIII° secolo, risplendeva nel catino absidale della Basilica Ursiana. Un’incisione, edita nell’opera Metropolitana di Ravenna tratta da un disegno del Buonamici, è l’unica testimonianza grafica che ci permette di conoscere, oltre alle numerose testimonianze letterarie, il ciclo iconografico medievale. Esso, tra i vari temi proposti, riassumeva in quattro significativi episodi la vita del Protovescovo che si concludeva presentando due momenti consecutivi della vita del santo: le percosse che portarono alla sua morte e la sepoltura (IMMAGINE SEI).