Lo stile plastico dei musaici romani

A Ravenna nel sepolcro di Galla Placidia, in una lunetta è rappresentato il Buon Pastore (simbolo del Cristo) fra le pecorelle (gli apostoli). Nella lunetta – superficie piana – l’artista ha voluto ancora darci l’illusione di spazio e per conseguenza di plasticità. Sul dinnanzi terreno fratto e scoglioso, poi, nell’interno il Buon Pastore seduto appoggiandosi con evidente sforzo – motivo plastico – alla croce. Gli agnelli all’intorno, in diversi scorti e a diversa profondità. Il risalto delle forme ottenuto con i soliti mezzi. A Ravenna dunque nel V secolo domina, qui ed altrove, la tendenza plastica romana.

Lo stile coloristico bizantino

Ma ancora a Ravenna, in San Vitale vi appare un mondo artistico affatto nuovo ed opposto al precedente, lo stile coloristico puro (VI secolo). Giustiniano e i cortigiani, Teodora e le dame d’onore, portano al tempio le offerte. Lo spazio è abolito, o almeno è divenuto spazio a due dimensioni. Per conseguenza tutto è superficie ed accostamento di superficie: ed ogni superficie è fortunatamente delizioso colore. Le teorie dei fedeli si son volte di fronte, fermate sul limite della ribalta pittorica. Lo spazio è caduto dietro di esse, e gli stessi corpi non sono forma ma fantasma appiattito e superficiale. Tutti hanno accostato le lunghe stole di Bisanzio in guise da riunirle come fasce saldate per lungo: le fasce scintillano di colori diversi preziosissimi e caldi; di lontano rutilano indistinti; da presso sceverano le cascate di agate e di zaffiri: le incrostazioni di croci zonate; di borchie e di gemme. Non una sola tessera bianca vuol dare effetto di modellato e di plasticità; anche il bianco, qui, è colore e sfuma nella madreperla. Tutto è superficie coloristica e come tale va goduto; non dobbiamo domandare sodezza ai corpi, né tentare di girar loro attorno; resteremmo delusi. Ma contentiamoci di trascorrere lo sguardo sulle zone mirabilmente policrome, intaccando con dente leggerissimo la polposa sostanza del colore. Un altro musaicista a Sant’Apollinare in Classe riprende la composizione del Buon Pastore, o meglio il soggetto. Ma vedete che cosa esso diventi. Nella conca dell’abside la rappresentazione tenta di eludere la concavità reale e di renderla piana. Le distanze non si pospongono ma si sovrappongono. In basso le dodici pecorelle non più addentrate variamente nello spazio ma decoranti di dodici candide macchie il fondo di verde profondo: nel centro la figura orante – non più in posa plastica – ma con le braccia aperte geometricamente per effetto di superficie; sopra, due file di alberi candidamente sovrapposte e un largo disco crocesignato, simbolo astratto della trasfigurazione cristiana, simbolo concreto, per l’arte, del passaggio dalla forma – una persona – al colore – una croce appiattita, che simboleggia una figura. A Roma un solo musaico di questo stile puramente coloristico, e di certo valore, è degno di essere additato alla vostra attenzione: quello dell’abside di Sant’Agnese a via Nomentana. La riconoscerete una alquanto degenere discendente dell’imperatrice Teodora.

Lo stile lineare greco-bizantino

Lo stile puramente coloristico – superficie di colore stese in zone geometriche – ha prodotto tuttavia pochissimi capolavori non solo in Italia ma persino in Oriente. Poiché esso rappresen-ta la tendenza puramente orientale che difficilmente poteva stravincere sulla tradizione greca che è tradizione lineare. (Se ricordate qualche esempio di pittura vascolare greca dovrete subito giudicarlo secondo le vostre nuove cognizioni sullo stile lineare). Così avviene che lo stile lineare di tradizione greca, una composizione tanto ritmica da giungere spesso sulle soglie del fiorealismo, si combini – non si fonda – con il colorismo bizantino. Vedete per esempio a Ravenna stessa il musaico delle Vergini offerenti a Sant’Apollinare Nuovo (VI secolo). Esse procedono lentamente, tuttavia procedono, mentre Giustiniano e Teodora non avrebbero assolutamente facoltà di spostarsi, mai. Ed è appunto il ritmo lineare a farle incedere lentamente, un ritmo di linea floreale che, voi vedete, si ripete con eguale blandizie ondulata in tutti i corpi esilissimi delle fanciulle; dà l’ovale leggero ai loro visi, curva delicatamente le spalle, s’insinua e risale mollemente sull’anca che si sposta a pena. Il colore è pure delizioso ed è colore bizantino; ma la prima impressione è di ritmo lentamente snodato; ciò che dimostra, come già dissi nelle Idee che la linea per quanto fievole ci distrae dal colore. Eccovi adunque a conoscenza di poche creazioni quasi contemporanee e che tuttavia vi dànno modo di apprezzare a dovere tre stili assolutamente diversi e di goderne, a seconda. Stile plastico di tendenza romana – stile coloristico di tendenza orientale – stile floreale di tendenza greca ed originariamente ionica. Non richiedete ad essi volta a volta, altro o più di quello che abbian inteso di esprimere. Poiché se cercate linea graziosa ai Santi Cosma e Damiano, plasticità in Giustiniano e Teodora, o nelle Vergini di Sant’Apollinare resterete insoddisfatti. Ma godete delle loro espressioni stilistiche in quanto appunto hanno di specifico, comprendete quanto a ragione abbian escluso ogni altra tendenza per non affermarne che una sola, quella connaturata al temperamento dell’artista; e sarete preparati a godere sempre più puramente di molti altri capolavori che da quei primi, per vie diverse, decorrono. La plasticità dei musaici romani tornerà in Giotto e in Masaccio espressa con maggior chiarezza; il colorismo nei Veneziani sempre bizantini anche nel Cinquecento; la linea nei Senesi, e irrobustita nei Fiorentini.

Roberto Longhi (stralcio)